Epitaffi

Ottobre 16, 2009 at 9:21 pm (poesia)

Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri
donna del disincanto
raccolgo pene di cuore e amoreggiamenti
in questo mondo ricoperto di polvere

E sono così brava
che ho un camposanto tutto mio
E’ una gioia a primavera
potare le roselline bianche e sfrondare la verbena

Dei fiori che colsi ne faccio corone
Di quelli che non colsi
poesie che poggio sulle lapidi

In ogni angolo della mia anima
c’è una lapide ad un Dio differente

Bianca Madeccia

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I vivi al mio paese …

Ottobre 16, 2009 at 9:19 pm (poesia)

i vivi al mio paese sono morti

li ho visti oggi con le spalle al sole

spingevano per entrare al cimitero.

il mio paese non c’è più

non ride e non sputa in faccia più a nessuno.

ci vorrebbero tre metri di neve

tremila cappotti sulle mie spalle

per sentire il peso di chi c’era

rancori urlati rabbia muta

i grandi giorni della cicuta.

Franco Arminio

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Deragliate 4

Ottobre 7, 2009 at 11:45 pm (prosA)

La Senzanome di Nina Maroccolo

Il treno deragliò.
Deragliamento a perdersi – come il suo, che intonando una canzone a episodi proclamava un “Ahi” onomatopeico di complessa interpretazione.
Così lamentò la senzanome:
“Sì, ch’io vorrei morire… Amore, la bella bocca del mio amato core.
Ahi, cara e dolce lingua, datemi tanto umore, che di dolcezza in questo sen m’estingua!” *

Incombeva la puzza nel retrotreno, l’odore stantio d’un molteplice atto urinario imploso da un’autografia senza bio-antisettico. Usare il germicida era troppo…
“Ahi, vita mia, a questo bianco seno deh, stringetemi fin ch’io venga meno.
Ahi bocca, ahi baci, ahi lingua, i’  torna’a dire sì, ch’io vorrei morire” *
… Contusioni, ossa incrinate, guasti mentali da emendare?
Quant’era bella la senzanome amorosa! E quell’“Ahi” magistralmente stonato, sembrava concederle un respiro celeste dal puro accento erotico. Reduce incandescenza tra ebbri umori memoriali, vita intima – intimamente annunciata senza pudore.
Arrivò l’autoambulanza, e una lettiga a forma di baldacchino.
“Dio, che odore… Guarda, sei pure incinta…”
“Oh! Ahi! M’uccide il duolo vostro, ahi!”
La senzanome fu portata all’ospedale, reparto neonatologia.

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Deragliate 3

Ottobre 7, 2009 at 11:43 pm (prosA)

Primo pezzo, di Mariastella Eisenberg

Poggiava il pezzetto di sapone sul bordo della carrozzina traboccante di buste dopo essersi strofinata vigorosamente, e si risciacquava alla fontanella della stazione: i gesti svelti non svelavano un centimetro di pelle, la indovinavi rotonda sotto l’ampia veste, e soda per i suoi capelli

tutti grigi stretti in un grosso nodo. “Ciao Maria!” la salutavano i ferrovieri passando, qualcuno le offriva una sigaretta, qualcuno dei biscotti; lei ringraziava timida, con un pudore antico che la strada non le aveva tolto.

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Bramosie di specchi

Ottobre 3, 2009 at 9:08 pm (poesia)

Specchio delle mie trame
sei cieco metallo
non vedrai mai il tuo volto,
freddo riflettore
di carni e marmi.

Sarai condannato a riflettere
noi. Persone mattiniere,
soprattutto donne al trucco,
uomini che barba, gente
che pensa a sé. Noi tramiamo,
tu a volte tremi, temendo
la sfortuna di infrangerti.

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Continuità

Ottobre 3, 2009 at 9:06 pm (poesia)

Forse quanto è possibile è accaduto,
ma da te si rigenera l’attesa,
la piena d’avvenire trattenuta
dal cielo fino all’ultima preghiera
mentre,sempre immaturo, con perenne
vicenda si ricrea dalle sue ceneri
il domani e ogni giorno precipita deluso
come musica stanca di sgorgare
musica rifluisce alla sorgente.

Così invano consunta dalla vita
la misura del tempo è sempre colma
per me; ed Espero muta sì veloce in Lucifero!
Con uguale ridente mistero
il vento inesauribile ritorna
a spingere la luna quando ancora
stride un cielo copioso fra i palazzi,
gelidi testimoni, sul mio capo.

Mario Luzi

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Luigia Sorrentino intervista Biancamaria Frabotta

Ottobre 2, 2009 at 7:17 pm (recensioni)

In “Elogio del fuoco”, che si trova nella parte finale della seconda parte del libro, lei fa un’auto-descrizione fisica ed uditiva di una delle più grandi poetesse del Secondo Novecento, Amelia Rosselli. Lei tiene, peraltro, un corso monografico all’Università “La Sapienza” di Roma proprio su Amelia Rosselli che – tutti sanno – frequentava e amava moltissimo i giovani. Quale è stato il rapporto tra lei e Amelia Rosselli, e che eredità le ha lasciato?
Il “pezzo” di cui lei parla a dir la verità è un elogio funebre. Lo lessi a Roma, davanti al feretro di Amelia nella Casa della Cultura il 16 febbraio 1996. E a stento, facendo fatica a trattenere le lacrime. Amelia morta, Amelia suicida era un pensiero insostenibile. La sua poesia oggi diventa presto popolare fra i giovani, soprattutto donne, che la incontrano nei miei corsi di poesia. Si dice che il pubblico giovanile resti lontano dalla poesia dei Grandi e preferisca occuparsi solo di sé stesso in un’autoreferenzialità cocciuta ed esaltata. E forse è vero. Ma con un poeta intrattabile (parlo delle sue poesie, non di un carattere che può oggi apparire soltanto la mitica proiezione di un tempo stellarmente lontano dal nostro) come Amelia Rosselli, è diverso.

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I mostri marini

Ottobre 2, 2009 at 7:15 pm (prosA)

I miei occhi sono due sassolini neri, ma a volte è come se fossero più neri e così brillano. Io li lascio brillare perché vedono di più, guardano le cose come a farle diventare trasparenti e le vedono al centro come quando si guarda un cuore fino in fondo. Quando di notte vado in giro arrivo al mare. Il mare è grande e profondo e non lo vedi tutto e certi colori del mare sono ombre e le ombre sono i mostri marini. Dal mare vengono fenomeni strani e si chiamano onde. Le onde sono più piccole del mare, ma si muovono nell’acqua, si alzano e con la schiuma sbattono contro le case: è tutto un trac alle finestre e un cric e c’è un rumore che è diverso dai rumori che si conoscono ed è il mare.

Nadia Augustoni

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Filastrocca della pianta

Settembre 22, 2009 at 3:54 pm (poesia)

di Nadia Agustoni

 

Ognuno che muore ci muore qualcosa

e non è risposta il fiorire di rosa

 

nemmeno sapere che sempre è partire

vita per vita l’amare è soffrire

 

 

e tutto confonde e nulla consola

eppure la pianta ci insegna lei sola

 

ama le foglie e le lascia andare

e nel cadere comincia il tornare.

 

* a Don Fabrizio Centofanti

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Ho parlato con le cose

Settembre 22, 2009 at 3:48 pm (poesia)

Ho parlato con le cose

Perché le parole sono sporche

Sulla facciata di una chiesa una volta lessi

Che è difficile pisciare controvento

E cosi anche queste poche lettere

Hanno perso consistenza

Si sono lacerate

Ridotte a brandelli

C’è questa perdita enorme d’innocenza

Come se non si potesse mai più tornare indietro

Ma è nel cuore che non posso entrare

È stato chiuso

Come un locale pronto alle ferie

Quando devi ricevere una notizia

Vorresti sempre quella buona prima

Perché la cattiva già la sai

L’hai commessa

C’è un palazzo maestoso

Si consegnano fiori agli ospiti

E per le conseguenze tocca all’amore

Perdonare

Barare

Fuggire

Diceva una poesia che quando fa male

Torniamo su certi luoghi

A pensare al primo amore

Carmine Vitale

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