Fabbrica di mattoni sul mare

Dicembre 10, 2009 at 10:23 pm (poesia)

Di giorno operai in fila
forati e laterizi
di notte stelle, risacca e faro
respiro lento e rosso del mare
sabbia salsedine e vento
negli interstizi
la fanno vacillare
le corrodono mattoni ed intenzioni
finché una notte si lascia bruciare
fabbrica in fumo
fabbrica morta
fabbrica rinata in tempio
in cattedrale della distruzione
scoperchiata
che accoglie
i voli degli aironi in migrazione
l’agonia dei gatti malandati
i riti feroci dei cani scordati
inselvatichiti.

Teresa Zuccaro

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Sul delta del Po

Dicembre 2, 2009 at 5:48 pm (poesia)

Il fiume porta la sabbia e il mare la porta via
e acqua e odore di salmastro e luce
in cento anni una grande isola nuova
e un nuovo faro, simbolo della remota
e impari alleanza degli uomini col mare
e acqua e odore di salmastro e luce
il fiume porta la sabbia e il mare la porta via
il vecchio magazzino del riso
alza i suoi muri cadenti nel vuoto,
non c’è più la terra per cui fu costruito
ma solo acqua e odore di salmastro e luce
Questa è la canzone incessante e sommessa delle canne brune
e dei pioppi ridenti e delle tamerici,
per il cormorano sull’acqua
per la garzetta che dai rami grigi
lancia il suo poema sillabato,
per il martin pescatore, lampo colorato
e il pesce che affiora alla corrente
e per i germani,
per tutti loro in una geografia di luce
i canali intricati e le isole viola di fiori e di canne sonore
sfumano all’orizzonte
spazio senza confini di libertà e di vita
e a sera gli aironi, esili antiche divinità,
immobili, guardano passare insieme
l’acqua e il tempo,
in questo luogo di silenzio umano,
dove solo il vento
e il fruscio lieve del limonio fiorito
rispondono al grido roco
dei gabbiani.

Lia Albricci

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Vetro

Novembre 11, 2009 at 1:00 pm (poesia)

Madre
Dove son finite le tue parole di ieri?
Le ho lasciate entrare dentro di me
- grata -
acqua nella terra secca
Nulla
a parte quei pezzi di vetro
che stanno lì piantati da una vita.
Lo porto scritto in faccia
-Assolvimi Madre
perché non ti somiglio -
E tu l’hai fatto Madre
Tu hai fatto piovere
le parole giuste
- Chi è sano va via -

Bianca Madeccia

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Film

Novembre 11, 2009 at 12:58 pm (poesia)

segui piano lì

ferma quel momento

abbassa

sotto ci mettiamo un tappeto

di quello scemo che si crede Glass

come attesa

sento i tasti che battono in testa

 

non importa se è entrata in campo

lascia tutto così

è naturale

e se non è naturale

è naturale lo stesso

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Salmo secondo

Ottobre 27, 2009 at 10:02 pm (poesia)

di Mauro Pesce

Ma chi sarà il messia

- colui – che ungi

- quando -

i popoli e le genti,

tutti, re della terra,

pensano l’immenso vuoto

- pensano -

il nulla: tra le fessure

di cellule s’incunea

come nebbia, come

umido

vapore, patina

impalbabile – oleosa -

sulle fibre della mente

- del petto -. Perché

ragsciù goyìm?

Perché atterrita

- è lei -?

Ungimi

dell’olio tuo che mi ricopra

dell’invisibile barriera

impenetrabile. Dov’è

quest’olio del messia?

- cos’è? – che mi riporta

- dita nella terra umida? -

nell’acqua tersa dove guizza il sole ?

Mio figlio – tu -

e io

- oggi – quest’ora -

ti rifaccio bimbo.

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Viedellapovertà 6

Ottobre 24, 2009 at 11:15 pm (poesia)

Noi che tendiamo le orecchie e sgraniamo gli occhi
ogni giorno non al mondo com’è ma a parole
e immagini strappate come foglie da un paesaggio
per farne poi altra cosa per noi,
solo per noi, continuando a chiamarla il “paesaggio”,
invece che puzzle ingannevole;
noi che sediamo fiduciosi davanti
a un trompe l’oeil brulicante di pulci
senza domandarci cosa non va
oltre le pareti in cui viviamo,
se si può fare di meglio e come, a iniziare da noi,
come comportarci se chi governa
lo fa per suo interesse e di chi lo sostiene
senza guardare regole e saggezza
costate sangue e fatiche di millenni.
In nome dei padri sepolti e dei figli che verranno
ci è impossibile accettare che
gli interessi di uno o di pochi
prevalgano rispetto ai più alti principi
voluti da tutti per il bene di tutti;
diamo dunque fiducia soltanto
a chi dimostra coerenza e rispetto,
a chi paga sulla propria pelle
scelte che non gli hanno dato
potere, privilegio o impunità;
giriamo le spalle a chi vorrebbe
imporci il proprio credo incurante del nostro,
a chi è disposto a demolire istituzioni
trascinandoci nel caos e nell’odio
dello scontro sociale.
Se non siamo anche noi
nei lunghi elenchi dei privilegiati
chiudiamo gli occhi, ogni tanto
per vedere meglio e sognare,
per non abituarci allo sfacelo.

Giovanni Nuscis

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Salmo

Ottobre 20, 2009 at 6:47 pm (poesia)

Ciò che faccio, è fatto male,

ciò che canto, è cantato male,

perciò a te spettano

le mie mani

e la mia voce.

Lavorerò con tutte le mie forze.

Ti prometto il raccolto.

Canterò il canto dei popoli scomparsi.

Canterò il mio popolo.

Amerò.

Anche i delinquenti!

Con i delinquenti e gli indifesi

fonderò una nuova patria –

Eppure ciò che faccio, è fatto male.

ciò che canto, cantato male.

Perciò a te spettano

le mie mani

e la mia voce.

Thomas Bernhard

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Giocatori di scacchi

Ottobre 20, 2009 at 6:46 pm (poesia)

I giocatori di scacchi se ne stanno fermi per ore

 

Chiedevo a un ragazzino di guardare gli alberi

Ma non avevo mai guardato fin dentro di  noi

Mercoledì guardavo i satelliti impazzire

E il giorno dopo di nuovo a lavorare

Senza nemmeno trasalire

Per qualche regola biologica

Rido dallo stesso posto da dove poi piango

Cadono milioni di foglie

E il tragitto è sempre dall’alto in basso

Le foglie non ritornano

Svaniscono come gli anni piccoli

E solo qualche volta in maniera occasionale

Gli occhi percorrono la stessa distanza

In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.

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Epitaffi

Ottobre 16, 2009 at 9:21 pm (poesia)

Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri
donna del disincanto
raccolgo pene di cuore e amoreggiamenti
in questo mondo ricoperto di polvere

E sono così brava
che ho un camposanto tutto mio
E’ una gioia a primavera
potare le roselline bianche e sfrondare la verbena

Dei fiori che colsi ne faccio corone
Di quelli che non colsi
poesie che poggio sulle lapidi

In ogni angolo della mia anima
c’è una lapide ad un Dio differente

Bianca Madeccia

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I vivi al mio paese …

Ottobre 16, 2009 at 9:19 pm (poesia)

i vivi al mio paese sono morti

li ho visti oggi con le spalle al sole

spingevano per entrare al cimitero.

il mio paese non c’è più

non ride e non sputa in faccia più a nessuno.

ci vorrebbero tre metri di neve

tremila cappotti sulle mie spalle

per sentire il peso di chi c’era

rancori urlati rabbia muta

i grandi giorni della cicuta.

Franco Arminio

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