Salmo secondo

Ottobre 27, 2009 at 10:02 pm (poesia)

di Mauro Pesce

Ma chi sarà il messia

- colui – che ungi

- quando -

i popoli e le genti,

tutti, re della terra,

pensano l’immenso vuoto

- pensano -

il nulla: tra le fessure

di cellule s’incunea

come nebbia, come

umido

vapore, patina

impalbabile – oleosa -

sulle fibre della mente

- del petto -. Perché

ragsciù goyìm?

Perché atterrita

- è lei -?

Ungimi

dell’olio tuo che mi ricopra

dell’invisibile barriera

impenetrabile. Dov’è

quest’olio del messia?

- cos’è? – che mi riporta

- dita nella terra umida? -

nell’acqua tersa dove guizza il sole ?

Mio figlio – tu -

e io

- oggi – quest’ora -

ti rifaccio bimbo.

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Viedellapovertà 6

Ottobre 24, 2009 at 11:15 pm (poesia)

Noi che tendiamo le orecchie e sgraniamo gli occhi
ogni giorno non al mondo com’è ma a parole
e immagini strappate come foglie da un paesaggio
per farne poi altra cosa per noi,
solo per noi, continuando a chiamarla il “paesaggio”,
invece che puzzle ingannevole;
noi che sediamo fiduciosi davanti
a un trompe l’oeil brulicante di pulci
senza domandarci cosa non va
oltre le pareti in cui viviamo,
se si può fare di meglio e come, a iniziare da noi,
come comportarci se chi governa
lo fa per suo interesse e di chi lo sostiene
senza guardare regole e saggezza
costate sangue e fatiche di millenni.
In nome dei padri sepolti e dei figli che verranno
ci è impossibile accettare che
gli interessi di uno o di pochi
prevalgano rispetto ai più alti principi
voluti da tutti per il bene di tutti;
diamo dunque fiducia soltanto
a chi dimostra coerenza e rispetto,
a chi paga sulla propria pelle
scelte che non gli hanno dato
potere, privilegio o impunità;
giriamo le spalle a chi vorrebbe
imporci il proprio credo incurante del nostro,
a chi è disposto a demolire istituzioni
trascinandoci nel caos e nell’odio
dello scontro sociale.
Se non siamo anche noi
nei lunghi elenchi dei privilegiati
chiudiamo gli occhi, ogni tanto
per vedere meglio e sognare,
per non abituarci allo sfacelo.

Giovanni Nuscis

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Salmo

Ottobre 20, 2009 at 6:47 pm (poesia)

Ciò che faccio, è fatto male,

ciò che canto, è cantato male,

perciò a te spettano

le mie mani

e la mia voce.

Lavorerò con tutte le mie forze.

Ti prometto il raccolto.

Canterò il canto dei popoli scomparsi.

Canterò il mio popolo.

Amerò.

Anche i delinquenti!

Con i delinquenti e gli indifesi

fonderò una nuova patria –

Eppure ciò che faccio, è fatto male.

ciò che canto, cantato male.

Perciò a te spettano

le mie mani

e la mia voce.

Thomas Bernhard

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Giocatori di scacchi

Ottobre 20, 2009 at 6:46 pm (poesia)

I giocatori di scacchi se ne stanno fermi per ore

 

Chiedevo a un ragazzino di guardare gli alberi

Ma non avevo mai guardato fin dentro di  noi

Mercoledì guardavo i satelliti impazzire

E il giorno dopo di nuovo a lavorare

Senza nemmeno trasalire

Per qualche regola biologica

Rido dallo stesso posto da dove poi piango

Cadono milioni di foglie

E il tragitto è sempre dall’alto in basso

Le foglie non ritornano

Svaniscono come gli anni piccoli

E solo qualche volta in maniera occasionale

Gli occhi percorrono la stessa distanza

In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.

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Epitaffi

Ottobre 16, 2009 at 9:21 pm (poesia)

Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri
donna del disincanto
raccolgo pene di cuore e amoreggiamenti
in questo mondo ricoperto di polvere

E sono così brava
che ho un camposanto tutto mio
E’ una gioia a primavera
potare le roselline bianche e sfrondare la verbena

Dei fiori che colsi ne faccio corone
Di quelli che non colsi
poesie che poggio sulle lapidi

In ogni angolo della mia anima
c’è una lapide ad un Dio differente

Bianca Madeccia

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I vivi al mio paese …

Ottobre 16, 2009 at 9:19 pm (poesia)

i vivi al mio paese sono morti

li ho visti oggi con le spalle al sole

spingevano per entrare al cimitero.

il mio paese non c’è più

non ride e non sputa in faccia più a nessuno.

ci vorrebbero tre metri di neve

tremila cappotti sulle mie spalle

per sentire il peso di chi c’era

rancori urlati rabbia muta

i grandi giorni della cicuta.

Franco Arminio

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Bramosie di specchi

Ottobre 3, 2009 at 9:08 pm (poesia)

Specchio delle mie trame
sei cieco metallo
non vedrai mai il tuo volto,
freddo riflettore
di carni e marmi.

Sarai condannato a riflettere
noi. Persone mattiniere,
soprattutto donne al trucco,
uomini che barba, gente
che pensa a sé. Noi tramiamo,
tu a volte tremi, temendo
la sfortuna di infrangerti.

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Continuità

Ottobre 3, 2009 at 9:06 pm (poesia)

Forse quanto è possibile è accaduto,
ma da te si rigenera l’attesa,
la piena d’avvenire trattenuta
dal cielo fino all’ultima preghiera
mentre,sempre immaturo, con perenne
vicenda si ricrea dalle sue ceneri
il domani e ogni giorno precipita deluso
come musica stanca di sgorgare
musica rifluisce alla sorgente.

Così invano consunta dalla vita
la misura del tempo è sempre colma
per me; ed Espero muta sì veloce in Lucifero!
Con uguale ridente mistero
il vento inesauribile ritorna
a spingere la luna quando ancora
stride un cielo copioso fra i palazzi,
gelidi testimoni, sul mio capo.

Mario Luzi

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Filastrocca della pianta

Settembre 22, 2009 at 3:54 pm (poesia)

di Nadia Agustoni

 

Ognuno che muore ci muore qualcosa

e non è risposta il fiorire di rosa

 

nemmeno sapere che sempre è partire

vita per vita l’amare è soffrire

 

 

e tutto confonde e nulla consola

eppure la pianta ci insegna lei sola

 

ama le foglie e le lascia andare

e nel cadere comincia il tornare.

 

* a Don Fabrizio Centofanti

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Ho parlato con le cose

Settembre 22, 2009 at 3:48 pm (poesia)

Ho parlato con le cose

Perché le parole sono sporche

Sulla facciata di una chiesa una volta lessi

Che è difficile pisciare controvento

E cosi anche queste poche lettere

Hanno perso consistenza

Si sono lacerate

Ridotte a brandelli

C’è questa perdita enorme d’innocenza

Come se non si potesse mai più tornare indietro

Ma è nel cuore che non posso entrare

È stato chiuso

Come un locale pronto alle ferie

Quando devi ricevere una notizia

Vorresti sempre quella buona prima

Perché la cattiva già la sai

L’hai commessa

C’è un palazzo maestoso

Si consegnano fiori agli ospiti

E per le conseguenze tocca all’amore

Perdonare

Barare

Fuggire

Diceva una poesia che quando fa male

Torniamo su certi luoghi

A pensare al primo amore

Carmine Vitale

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