Domande e risposte
Invece nel libro Dio è Dio, verrebbe di dire. Un Dio misericordioso e buono, di cui non c’è da aver paura. Un Dio, quindi, restituito alla sua natura originaria e identitaria. Il Dio di Gilead è una casa accogliente e non giudicante.
Chiunque abbia potuto fare nella propria vita una scelta irreversibile, eppur tuttavia non si barrichi dietro la propria trincea, non può non confrontarsi con tutte le contraddizioni che il mondo mette in scena, non in opposizione al dio, ma mettendosi come di traverso, con lo stesso grado di mistero di cui è fatta la natura divina di tutte le cose e dell’uomo innanzi tutto. Questo è ciò che – a dispetto di una vulgata a disposizione di chiunque, fin dalla tenera età (“ci ha fatto a sua immagine e somiglianza) – non viene spiegato mai, o quasi mai, nelle sue conseguenze, anche pratiche, concernenti la vita di ogni giorno. Se io sono Dio, io sono degno di esser amato, da me e da tutti, e sono capace di amare me e tutti.
Sembra facile.
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Narratori
I sempre interessantissimi dibattiti sullo stato/tendenze della letteratura (della narrativa, in particolare) italiana (come questo e questo su Vibrisse) mi confermano tutte le volte quanto penso da tempo, e cioè che il nostro spazio letterario (in senso esteso: comprendendo scrittori, critici, lettori forti, commentatori di lit-blog) sia popolato da persone dotate di grandi capacità sul terreno della speculazione teorica, ma poi, chissà perché, da pochi buoni narratori (amara costatazione, questa, che peraltro emerge abbastanza chiaramente anche dai dibattiti sopra citati).
Questo perché per essere bravi speculatori basta in fondo lo studio, la passione e l’applicazione riflessiva (oltre a ovvie, naturali doti di intelligenza), mentre per essere un buon scrittore, fra altre cose che ora non mi vengono in mente, occorre di sicuro conoscere a fondo l’animo umano, vivere intensamente una vita di profonde relazioni, avere una Visione del Mondo, molta cultura (ottima conoscenza dei classici oltre che dei contemporanei), molta tecnica, amore per il prossimo, una grande fiducia in se stessi e nello strumento della scrittura, molta fantasia, non avere paura dei fantasmi e dei mostri (quelli che popolano la propria e l’altrui coscienza), sapersi scegliere un Maestro cui far riferimento senza pudore, condividere la propria passione con un gruppo di simili, essere dotati di qualche lieve turba psichica, oltre che a un grande desiderio di raccontare delle storie.
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Lost and found
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non c’è niente di ‘normativo’ o autoritario nel chiedere attenzione per alcuni linguaggi, niente di prescrittivo. niente di insensato nel fare uso di più linee di ricerca. di sperimentazione. (attestate o meno, frequentate o meno).
in certi casi si tratta di linguaggi o direzioni o fronti semplicemente avviati dalle avanguardie. e solidi ormai in lingue e culture. (specie poi nell’immaginario visivo).
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Intervista a Nicolai Lilin
Da dove nasce l’idea di scrivere questo romanzo?
Sono arrivato in Italia e ho capito che facevo parte di una comunità della quale nessuno sa niente e si interessa. Nessuno sa cosa accade in Transnistria, nessuno sa cosa succede in quella terra. Conoscendo le problematiche della mia patria, il mancato rispetto dei diritti umani, la corruzione politica e lo sfruttamento geopolitico, sentivo il forte bisogno di attirare l’attenzione su questo luogo. Non volevo però farlo direttamente: per questo ho scritto un romanzo “forte”.
Ritengo più onesto lasciare che la gente scopra tutto da sola. In poche parole il mio romanzo può essere visto anche come un’esca per attirare l’attenzione verso le problematiche attuali della mia terra.
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Nè poesia nè spirito
Ora tutto è finito e finalmente Emanuela potrà riposare in pace e speriamo che presto pace trovino i suoi genitori. In questa vicenda cose buone e cose meno ma la cosa bella è che finalmente si potrà porre fine alla strumentalizzazione del caso. “Caso“? no una vicenda di dolore che ora vuole solo tornare alla normalità ammesso che tutto ciò sia possibile.
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Sogni
Sognare. Sono sempre stata convinta che se ci tolgono i sogni ci tolgono la vita.
Sognare è la speranza ma senza vivere con la testa per aria, rimanere concretamente saldi alla terra.
Van Gogh un genio, i suoi quadri fanno sentire i brividi nel cuore, Akira Kurosawa è il più grande regista, a mio avviso, che il Giappone abbia mai avuto.
Van Gogh, Kurosawa … Centofanti, un invito a sognare e riflettere.
Lunga vita agli artisti?
La vita si allunga? L’uomo vive di più? ne siamo tutti lieti così lieti che il Parlamento europeo ha preso in considerazione una proprosta di legge per prolungare da 50 anni a 95 anni il copyright sulle attività artistiche. la cosa vi stupisce? Sergio Pasquandrea ci riflette e ci invita a farlo.
Caffè Einstein
Un grande genio, Einstein, il cui cervello è stato donato affinchè fosse studiato, le conclusioni? Non le conosco, ma conosco Einstein e la sua capacità di vedere e capire le cose e anche di profetizzare.
Sapete cosa è un’ape? domanda retorica, ma sapevate che sono essenziali per la vita dell’uomo? Se le api si estinguessero in breve tempo il pianeta diventerà un deserto e anche l’uomo non sopravviverà.
Approfondisce per noi il discorso Tommaso di Ciaula
I mali dell’università ….
Il decreto Gelmini fa discutere e farà discutere ancora molto. Un’analisi attenta e profonda del decreto, una riflessione di un rettore dell’università e tante altre notizie per saperne di più nell’articolo di Giorgio Morale
Curriculum scolastico
Un ricordo della scuola di Riccardo Ferrazzi, un ricordo di una vita vissuta e di tante cose diverse ma non è nostalgia è solo un modo per manifestare la propria opinione in un mondo che cambia senza far troppo rumore ma in modo soft andare controccorente, non per il puro gusto di farlo ma solo per esprimersi.