Padre mio …
I
Padre mio che sei in cielo resta là
non tornare in terra perché qui c’è guerra.
Ho sperato che fossi tu a espiare
che fossi proprio io a pagare nella vita
con la vita tua tutti i crimini di guerra.
Che fossi io a risarcire con la tua perdita
a far tornare la pace quaggiù in terra.
II
Mi sono illusa padre che questo sacrificio
servisse sulla terra. Se adesso sei in cielo
sei stato però in guerra come tuo padre
senza tuo padre contro te stesso.
Tanto fa lo stesso la guerra è guerra.
Non ho tue storie da raccontare ora
la storia non parla di te né di tuo padre.
III
Ero in vacanza io d’estate ero in Francia
in albergo con la porta del bagno aperta
nella sera sulla stanza e la tivù accesa.
Sul terzo canale RAI la notte del dieci agosto
il Rabbino racconta cosa vide a Sant’Anna.
Ho giurato padre fino a che avessi mai vita
di combattere senza nemico la tua scelta.
IV
Ho sperato padre mio mi sono illusa
di salvare te e il mondo intero da una scelta
quella tua sbagliata dei diciassette anni.
Rinunciando a te con la tua nella mia vita
ho sperato che il giorno che fossero morti
tutti i figli maschi della tua generazione
il mondo sarebbe stato immune dall’orrore.
V
Ma tu sei morto padre mio padre caro.
Padre buono per come ti ricordo ora
ma per come ti ho conosciuto io
cattivo nel dolore tuo recluso nel terrore.
Con lo sguardo sbarrato sopra il piatto la sera
chissà cosa vedevi tu che non raccontavi
che cosa rivedevi di quella guerra a cena.
VI
Avevi solo diciassette anni padre mio
il primogenito di sette figli eri proprio tu
tu che dovevi stare al posto di tuo padre
non c’eri tu al suo posto vicino a tua madre.
Lui a Salò mentre tu scappavi in Germania.
Lasciasti tua madre vedova una volta di più
per dimostrare a lei che eri tu il più grande.
VII
Non hai mai parlato papà a noi in famiglia
padre nostro di cosa facesti in guerra.
Non hai mai tradito nostalgia a parole
ma nel tuo cuore tu portavi il terrore
della morte sul confine della nostra terra.
Mi hai detto una volta dei Maori – li pézzi –
sulla Linea Gotica li vedevi ancora brillare.
VIII
Gli Inglesi mandavano avanti loro – li Maori.
La guerra è guerra e gli schiavi schiavi
proprio questo mi volevi insegnare padre.
È l’unica storia che ti sei lasciato scappare
una frase tra i denti in un sorriso di terrore.
Chissà se l’hai visto davvero coi tuoi occhi
o te l’hanno semplicemente raccontato.
IX
Di te e di quei mesi riascolto poche frasi
la mamma forse sa tutto ma non dice.
Fa bene la mamma a non tradirti padre
a non patire orgoglio della tua storia.
Della sua stessa storia di piccola italiana
di bambina che non conosceva te ancora
di madre poi con te la stessa madre mia.
Francesca Tini Brunozzi
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Total Living
importante è non tradire
la nitida visione delle cose
si può farlo con più facilità
senza inutili ritegni
-
il bisogno di credere
alle proprie aspirazioni
è uno stratagemma per
non guardare la realtà
-
la forza di persuasione
piega ogni resistenza senza
usare toni forti ed eccessivi
l’animo è più equilibrato
-
può rivelarsi gravosa
ma riporta a un ordine interiore
nessuno può impedire la vostra
qualità sentimentale
-
tutto si coglie senza concitazioni
si piega a imposizioni di compostezza
riuscendo a vivere con naturalezza
l’ordine curato delle relazioni
—
ritorna un’energia risoluta
regole di condotta più libere
posizioni molto più tranquille
senza indugiare nell’astrazione
-
pulsioni e desideri possono
irrompere senza controllo
mettendo in luce nessi e intrecci
che la ragione poi riordina
-
niente perdite di tempo
e risultati sempre interessanti
conducono a una tranquillità
che non ha lo sguardo spento
-
la ripresa non è frenata
non indugia non si lancia alla cieca
fa la cosa giusta al momento giusto
non sbaglia nessun intervento
-
nei momenti di difficoltà
una buona via d’uscita è quella che
impassibile non si fa distogliere che
rimane in attesa freddamente
Alessandro Broggio
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Poesia da avanspettacolo
di Bianca Stefania Fedi
Dice il Nanni che manca dialogo pubblico, come dire?
La parola.
La poesia.
C’erano stati i poeti a Roma e qualche funerale,
un pesce nel fiume, una croce a Tiberina
in attesa di un film, uno spettacolo breve.
La parola.
La poesia, e.
Chinato il capo, spirò.
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Supplica a mia madre
di P.P. Pasolini
E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
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Giuliano Gramigna
Poesie tratte da “Quello che resta”
Non ha senso non ha consenso
ciò che disparla
fuori della civile conversazione
nuvola pozione
onirica distillata da svegli.
Incalzando qualcuno
che non risponde
legandosi al rogo di Bruno
nolano che nessuno accende.
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Laura Lucaccioni
corrono e corrono non si fermano
e s’inabissano in strade controtempo
solo veloceveloceveloce
è la scommessa del sabato sera
e chi non schizza si perde la smania
del “mitico” del giusto del da farsi
fissare i vent’anni non invecchiare
e il ricordo sia morto, non ci tocchi
evapori in asfalto, si condensi
liquido seme che non serve
che brucia e resta cenere che svena
….
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