I giovedì di Turro
Soffiarono gli dei la solitudine
fuori dal mare: vennero le sabbie
lunghe distese, crebbero le spiagge -
così gli inverni ebbero vertigine.
Se passi dove il mare si allontana,
l’alfa e l’omega ti vorrei lasciare;
vorrei che ti potessero bastare
inizio e fine di persona strana,
e che in mezzo ci fosse ciò che resta,
che si mettesse amore nello sguardo
senza temere troppo dell’azzardo
di portare la vita nella festa.
Vorrei che si potessero fermare
gli occhi su me di chi mi vede belle
quelle tante formicole di stelle
che mi ha stampato dentro gli occhi il mare.
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Monologhi per Rosa
Due costellazioni ha la vita:
la salute e l’amore. Il resto
è inutile rumore.
I
Stamattina ho pianto tanto.
Mi sono svegliata verso le tre.
Ho passeggiato nel corridoio come
un fantasma. Prima mi piacevano
questi risvegli notturni, queste
attese e preparazioni all’alba.
Adesso, invece, preferisco le ore
serali. Ieri notte mi sono addormentata
verso le dieci e mezza. Ero stanca.
No, non mi affaticano le visite.
Anzi, mi fanno molto piacere.
Mi tengono su e non mi fanno pensare.
E’ quando sono sola che mi sento
affranta. Con la signora a fianco
abbiamo riempito la camera di lacrime.
Siamo due sventurate. Voi siete i sani,
noi le condannate. Una settimana fa
è cominciato il calvario. Fuori forse
non è cambiato niente.
Per me purtroppo
il cielo ha un’altra luce. Oggi è grigia.
E’ quella che non vorrei per la mia anima.
Il pancreas m’ha fatto questo scherzo.
Ho persino pensato a Chernobyl.
Sono vicina alla macchina del caffè.
Sulla scala c’è un via vai continuo.
Devo star su, collaborare ed essere
coraggiosa. E’ uno sforzo che faccio
volentieri. Lo farò fino all’ultimo.
Hai visto quanta pioggia viene giù?
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Valentino
Una poesia di Giovanni Pascoli, sì lui il creatore della poetica del fanciullino e una maestra che ama imparare le poesie quelle che si scrivevano una volta, più desuete oggi, quelle con la metrica e la rima, nel racconto di Ramona Corrado
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Ore
Le ore attaccate alla parete
condannano le sciocche
girandole del pomeriggio.
La sete di vederti in grigio
senza sentimenti,
pentita della tua uscita
di scena. Ha il colore
la sete, della flaccida
divinità dell’invidia
con il suo tempio di legno
costruito proprio sulla mia testa.
Le ore cascano sul pavimento pesanti
e sgonfiano la mia timida festa,
illusione di averti qui davanti.
Nella mia mano avrei gli orologi
per recuperare i ricordi di te,
ma un sottile velo di brina
ricopre questo presepe meccanico
e fa il tilt del tic e tac:
è l’estremo panico
che non ti avrò mai più.
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Nè poesia nè spirito
Ora tutto è finito e finalmente Emanuela potrà riposare in pace e speriamo che presto pace trovino i suoi genitori. In questa vicenda cose buone e cose meno ma la cosa bella è che finalmente si potrà porre fine alla strumentalizzazione del caso. “Caso“? no una vicenda di dolore che ora vuole solo tornare alla normalità ammesso che tutto ciò sia possibile.
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Poesie di Mariella Bettarini
ci lascino amare chi vogliamo: l’acqua
se piove il vento se tira il vento la veglia
il sonno e quello che so io, il fenicottero
e il coleottero, cieli mani e la faccia
candida-candita
la faccia
di marmellata affettiva.
“Queste sono le mappe per capire le cose, queste
sono le cose”.
Non è che abbiamo capito tutto.
Certe cose non le abbiamo capite
altre
sono state coperte dal brusio di una folla
nella quale non vedo bene.
[da In bocca alla balena, 1977]
Qusta è solo una delle poesie scelte da Renata Morresi di Mariella Bettarini.
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Un racconto di Felice Muolo
Vivere in un paese fra le due guerre mondiali. Saper cogliere la felicità e la semplicità nella vita rurale e in quell’alba sul mare. Poi si cresce e la guerra da vissuta nell’esperiena paterna diventa partecipazione attiva alla stessa. la famiglia di origine diventa quella che si forma.
Un pezzo di storia e di vita in questo racconto di Felice Murolo, romanziere e giornalista
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Interviste di Marino Magliani
Marino Magliani intervista autori contemporanei che hanno creato personaggi e su di loro costruito storie in capitoli consecutivi ovvero romanzi diversi ma con lo stasso protagonista e filo conduttore. L’intervista nasce dalla riflessione sul suo scrivere e sulla sua incapacità di conservare sempre gli stessi personaggi che spesso decretano il successo di uno scrittore. Marino Magliani invece si rinnova ogni volta e ogni suo libro ha un protagonista che con lo stesso nasce e muore.