Canto muto
Canto muto
Con occhi raggianti e coda spessa non si destò Enrico.
Ma sulla sua fucina una morsa brillava
nel bel mezzo, portata
mentre passava il tempo all’ospedale
a rinsavire.
Le diede lo sguardo peggiore che restava.
Solo. Tutti abbandonavano Enrico – meraviglia! tutti,
quando più lui – sotto il sole.
Andasse pure cosi.
Non può lavorar bene né pensare, con quella là.
Una dislocazione, gialla come catastrofe.
Si chiamava libertà.
Starà ancora all’erta Enrico per donne e latte,
onore e amore,
con un dollaro o due?
Ebbe voglia di urlare, ma rabbrividì nel mentre
(foschia primaverile, calda, pioggia) una manciata quietamente
svanì e la cosa fece presa.
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