Inediti di Laura Lucaccioni
Risveglio
Troppo calda l’acqua stamattina
mi svapora nei pensieri secchi
di domande all’amo che mi pasce.
Sto aggrappata e il labbro si rigonfia
spingo l’occhio a domandare tregue
dallo specchio che scartella albe di me.
Respiro e non controllo, chiudo rughe
a mastice rappreso. Chiedo al gatto
pareri sulle scarpe rosse. Ed esco
Patate fritte
Ti scrivo perché ho deciso di dimenticarti. Sei stato per me una splendida utopia, una magnifica sfida. Ora basta. Ti comunico che non voglio amarti più. Perché non posso amare un uomo che non mangia patate fritte.
Come vedi non ho cominciato questa lettera con “Carissimo” o “Amore mio”, o con qualsiasi altra smanceria. Sono così arrabbiata con te, con me e con il tempo che ho sprecato che non mi sento di vezzeggiarti. Avresti potuto dirlo subito del tuo odio per le patate fritte, tutto sarebbe morto ancora prima di nascere.
Non che ci sia mai stato niente, a dire il vero. Sono anni che fra noi c’è solo un gioco crudele e affascinante: il tentativo della conquista, l’innamoramento leggero, superficiale, ma tenace. Un va e vieni di emozioni che oggi crolla miseramente, senza essere riuscito a dar corpo a nulla. Ti chiarirò le idee, giacché mi sembra di vederti d’un tratto confuso, nonostante la tua grandiosa intelligenza.
Le cose come stanno di Franz Krauspenhaar
Ho ripreso a scrivere che è notte quasi avanzata: mi sto trasformando in uno scrittore di memorie scandite al tempo presente. Pensavo di poter dipingere, un giorno: ma me ne manca la forza, mi manca la benedetta forza di afferrare le mie budella e schiantarle, così come si trovano, contro la tela. Solo così potrei dipingere, ora. Lascio fare tutto a te, che nel vento fai entrare, risucchiato da un violento pensiero, tutto il tuo pancreas, che nella bile insanguinata fai scorrere il fiume delle tue ore ispirate, che nei minuti feroci fai sprizzare il sangue dell’espressione di uno scarafaggio antropomorfo, un mostro surreale.
Lumina e le altre
(il tu del tradimento)
Il tu del tradimento, malcelato
passo dal patto, sale, s’inerpica
per le pertiche che scuotono
secolari alberi segreti, senza frutto.
Communio
Adriano Padua, Communio, 2007, inedito
esplode come un fiore atemporale
che ti colpisce gli occhi
nel giro di una vaga realtà
fatta di tecnica
sbocciato sul finire
quando
come che ci si perde
(da m. sovente)
Prova il rosso
L’utero
Scuote il guscio, la luna si separa
Dai rami e non arriva.
Il mio ambiente è una mano
Senza le linee, vie
Strette in un nodo, io
Io la rosa che adempi, io –
Sono il corpo,
Sono l’avorio
Pasquale Indulgenza
L’ ora opportuna, Canti del cerchio ermetico, Il Filo editore
Introduzione
di Giuseppe Conte
Che cosa è la poesia? Quale definizione cauta, dubitante ma non meno necessaria possiamo cercarne? Ogni vero libro di poesia contiene una definizione dellapoesia stessa, implicita o esplicita che sia. È percorso intellettuale, coscienza critica,travaglio etico. È viaggio nei territori nudi della mente oltre che attraverso i motidel cuore. Pasquale Indulgenza, in questo suo L’ora opportuna, che porta un sottotitolo molto significativo come Canti del cerchio ermetico, non si sottraea questa aurea regola.
Paul Boldt
L’effetto primaria
Qualcuno, la testa tra le ginocchia di una ragazza, dice:
Fossero le tue cosce giunte da me prima.
Come cornacchie mi hanno mangiato le puttane, me solitario.
Era sempre inverno. Mi hanno rosicchiato.
La tua bocca rossa, un nido colmo di bianchi baci,
è vicino irragiungibile. Sei così pudica.
Qui nel mio cuore, un rumore,
come se rantolando sofocasse.
Il giardino non esiste
Si sviluppa sulla traccia di una storia familiare l’ultimo romanzo di Alberto Capitta, Il giardino non esiste: quella di Romeo Scalas, titolare di un negozio di coloniali. Pur lontani dal realismo descrittivo, non è difficile riconoscere in Romeo un rappresentante di quella ricca e compiaciuta borghesia mercantile in auge fino a non molti anni fa, prima dell’arrivo della grande distribuzione. Una borghesia non dissimile – rispetto a Sassari, dov’è principalmente ambientato il romanzo – da quella di molte altre città italiane e straniere, come la Lubecca dei Buddenbrook di Thomas Mann. Anche qui dalla massima fortuna economica e familiare si passa alla sua parziale dissoluzione e decadenza, attraversando l’evento tragico della morte di Lorenzo e di Michele, i due figlioletti gemelli di Romeo, l’operazione alla testa di Carmen, la figlia più grande, per guarirla dall’epilessia, la pazzia di Flora, moglie di Romeo e madre dei gemellini, la grave depressione del capofamiglia, la fuga dei clienti del negozio per “quel lezzo di infelicità” che ormai vi si respirava
Replica a Scalfari di Vito Mancuso
Caro Scalfari, anzitutto la ringrazio dell’attenzione e delle belle parole riservate al mio lavoro. È un onore per me venire a sapere che Lei ha letto il mio ultimo libro, e per di più, come Lei scrive, “con vivo interesse”. La sua replica alla mia recensione ha toccato tre punti: il logos, la libertà e l’amore, con un’appendice finale dove mi consiglia la lettura di La Rochefoucauld. Per quanto attiene a quest’ultimo, Lei scrive che leggendolo io giungerei ad apprendere “molte cose che la teologia non include nel suo sapere”.
Mi permetto di dire che non è così, perché l’idea centrale del duca francese, attorno alla quale ruotano tutte le diverse centinaia delle sue massime (con un po’ troppa monotonia, per quanto concerne i miei gusti) è l’egoismo quale movente di ogni atto umano, azioni virtuose comprese. Mi creda: sant’Agostino ha scritto pagine molto più profonde e spietate al riguardo, e La Rochefoucauld non aggiunge nulla di nuovo alle ferite inferte dal bisturi del vescovo di Ippona all’amor proprio dell’uomo. Agostino recide alla radice ogni forma di umanesimo col mostrare “i vizi degli animi per cui alcuni uomini sono per natura libidinosi, alcuni iracondi, alcuni paurosi, alcuni smemorati, alcuni apatici, alcuni stupidi e così fatui che si preferirebbe vivere con le bestie piuttosto che con tali uomini”. Agostino è stato a tal punto ossessionato dall’egoismo umano (dall’amour de soi, per dirla con La Rochefoucauld) da rendere l’intera umanità una massa dannata da cui solo pochi eletti, grazie a un misterioso decreto divino, si salverebbero. Da qui si diparte la poderosa tradizione antiumanista del cristianesimo che ha i suoi vertici (per stare solo all’epoca moderna) in Lutero, Kierkegaard, Barth e ovviamente nei giansenisti francesi, tra i quali Pascal, contemporaneo di La Rochefoucauld e dal pessimismo antropologico per nulla meno feroce di lui. Come vede, la teologia include perfettamente nel suo sapere la prospettiva di La Rochefoucauld almeno 1200 anni prima della sua nascita, e mi permetto di dire con ben altra profondità.