Giuliano Mesa
chissà dove. arriverà del vento,
con una pioggia fitta, le folate,
anche, per fare prima, scrosci,
fole di meraviglia, come a vigilia,
a fare impacchi, bende, beveroni.
chissà dove. arriverà del vento,
con una pioggia fitta, le folate,
anche, per fare prima, scrosci,
fole di meraviglia, come a vigilia,
a fare impacchi, bende, beveroni.

Madonna Beritola, con due cavriuoli sopra una isola trovata, avendo due figliuoli perduti, ne va in Lunigiana; quivi l’un de’figliuoli col signor di lei si pone e colla figliuola di lui giace ed è messo in prigione. Cicilia ribellata al re Carlo, e il figliuolo riconosciuto dalla madre, sposa la figliuola del suo signore e il suo fratello ritrova e in grande stato ritornano.
Avevan le donne parimente e i giovani riso molto de’casi d’Andreuccio dalla Fiammetta narrati, quando Emilia, sentendo la novella finita, per comandamento della reina, così cominciò.
Gravi cose e noiose sono i movimenti vari della Fortuna, de’quali perché quante volte alcuna cosa si parla, tante è un destare delle nostre menti, le quali leggiermente s’addormentano nelle sue lusinghe, giudico mai rincrescer non dover l’ascoltare e a’felici e agli sventurati, in quanto li primi rende avvisati e i secondi consola. E per ciò, quantunque gran cose dette ne sieno avanti, io intendo di raccontarvene una novella non meno vera che pietosa; la quale, ancora che lieto fine avesse, fu tanta e sì lunga l’amaritudine, che appena che io possa credere che mai da letizia seguita si raddolcisse.
Noto sorprendenti analogie tra il gioco del Mercante in fiera e il modo del critico di porsi alla Fiera del Libro. Come nel mercante in fiera, il critico in fiera più partecipa numeroso e più è contento, l’importante è essere in tanti a un incontro, una presentazione, un convegno, così il gioco è più bello, e che importa se non si conosce manco il tema o l’autore a proposito del quale si è invitati a parlare.
Sabato scorso ho avuto la ventura di assistere all’incontro dedicato al Bello del romanzo e i nuovi canoni letterari, con la creme de la creme della critica nazionale, Berardinelli, Ficara, La Porta, Cortellessa, presenziante Scurati in veste di scrittore ostaggio felice del consesso.
Morii per la bellezza, ma ero appena
composta nella tomba
che un altro, morto per la verità,
fu disteso nello spazio accanto.
A Roma, dal ‘57 al ‘66, “Al Ferro di Cavallo” una piccola e stravagante libreria sfoggiava con disinvolta allegria le avanguardie letterarie e artistiche: la pop art italiana e americana, i Novissimi poeti, gli scrittori, il Gruppo ‘63, ma anche i vecchi grandi poeti, avanguardie essi stessi (Ungaretti, Sinisgalli, Tzara, Pound, Guillen, De Libero, Frassineti, Bertolucci, Pisolini) e gli artisti visivi come Burri, Afro, Caporossi. Il libro “Via Ripetta 67 ” riporta, attraverso aneddoti e racconti, le vicende di questi autori legati insieme dalla frequentazione della piccola libreria gestita da Agnese De Donato, la giornalista-fotografa autrice anche di un nuovo volume dal titolo “Cosa fa stasera?” Cento interviste, frivole e impertinenti, realizzate per il quotidiano «Paese Sera», tra gli anni ‘70 e ‘80.
di Pierfrancesco Pacoda
Da dove arriva la fascinazione per questo genere?
Dall’universo famigliare nel quale sono cresciuto. Il libro racconta vicende avvenute nel 1909, che é l’anno di nascita di mio padre. I suoi genitori avevano vissuto quella epopea ed i racconti di carovane, sceriffi, povere e mandrie hanno accompagnato la mia infanzia. Erano le mie storie della buona notte. Così ho pensato ad un libro che ‘restituisse‘ a mio padre quelle emozioni che mi aveva offerto quando ero un ragazzino. Il western è una parte importante del mio immaginario.
Questa è la storia vera di una bambina rapita per 8 anni, di suo padre che la cerca, della madre che, separata dal padre, non sembra cercare né il già marito né specialmente la figlia. Paolo Di Stefano è di mestiere giornalista e, da giornalista, si è occupato di famiglie, di bambini, di genitori.
Secondo un modo di dire di fine Ottocento, a Vienna in ogni strada abitava un genio. Non era uno sproposito: nell’arco di una generazione, prima di sprofondare nella guerra e nel disastro, la capitale dell’ultimo impero vide una rivoluzione in tutte le arti e in tutte le scienze. Il fenomeno aveva la sua spiegazione in una serie di coincidenze: una lunga espansione economica, un impero multietnico, un imperatore-simbolo che non moriva mai, imbalsamava le contraddizioni e mascherava fino all’ultimo l’agonia di una civiltà.
Quel figlio negato
Di Stefania Nardini
Siamo un paese povero.
Povero di civiltà. Perché, al di là delle questioni etiche o morali, il fatto che una donna, una coppia, sia costretta a rinunciare alla nascita di un figlio non puo’ che indignare. Si, perché un figlio costa. E tanto. Recentemente un settimanale ha pubblicato un’indagine: mantenere un figlio da quando nasce a quando avrà completato gli studi (ammesso che sempre ci sia la disponibilità per pagare l’Università) richiede un investimento di circa 300mila euro in 24 anni. E puo’ permetterselo una famiglia che guadagna circa 3.500 euro al mese.
Lettera di Giorgio Vanzini*
Caro Fabrizio,
ti scrivo ora perché mi sento confuso, la lectio di stasera mi ha toccato forte ma non so dirti come.
Mi sento rimescolato nel profondo e sono assolutamente sconvolto, mi sento perso, non so cosa pensare, non so dove sto andando.
Sono immobilizzato dalla rabbia che mi esplode dentro improvvisamente, di nuovo come venticinque anni fa, un quarto di secolo come in anestesia, poi una nuova esplosione